Il Rugby è sostegno.

Chi ha detto che il Rugby è uno sport da uomini, non ha mai incontrato le ragazze che lo giocano. La grande famiglia del Rimini Rugby si è sicuramente arricchita, sotto molteplici aspetti, da quando nel 2013 sono entrate a farne parte le Pellerossa. Il rugby visto con gli occhi dell’altra metà del cielo cambia? Scopriamolo dal racconto che ne fa Alessia Neri, pilone della formazione femminile del Rimini Rugby.

“Ho incontrato il rugby più volte nella mia vita, in occasioni e modi diversi – spiega Alessia – fino a quando tre anni fa, dopo un’attenta riflessione ho deciso di iniziare a giocare ed ora sono certa che sia stata la scelta giusta. Già alle medie avevo avuto la possibilità di conoscere questo sport a scuola, quello che all’epoca mi aveva trattenuta dal provare ad approfondirlo era stata la mia estrema timidezza e non le sue caratteristiche. Al momento della proposta di entrare a far parte delle Pellerossa, alla timidezza si erano aggiunti gli impegni scolastici e le esigenze dalla mia famiglia, così ho ponderato lungamente la decisione”.

Una volta entrata in campo accade qualcosa di inatteso per Alessia:

“Ho trovato compagne di squadra che mi hanno accolta, che si sono messe a mia disposizione, ed è stato bellissimo. Per la prima volta ho trovato supporto e non solo agonismo. Quando durante i primi rudimenti ho provato il pick and go, ho avuto la certezza che questo era lo sport che faceva per me.

Non sono mai stata veloce ma sono forte, con questa giocata ho capito che questa mia caratteristica era importante. Cosa ancora più importante non ero sola, ma alle mie spalle c’era una compagna di squadra che avanzava insieme a me per portare l’ovale in meta”.

Giocando ho imparato a valorizzarmi, a prendere consapevolezza delle mie capacità e a metterle a disposizione. Sono cambiata, non solo dal punto di vista fisico, ma soprattutto ne ha guadagnato il mio carattere. Fino a tre anni fa facevo fatica a parlare guardando le persone negli occhi, oggi sono molto più sicura e determinata.

È stato un lavoro lungo, che non ho fatto da sola, tutta la squadra mi ha aiutata e sostenuta, il rugby poi ti costringe a stare con gli altri, in campo e fuori, basta pensare al terzo tempo”.

Praticare uno sport a livello agonistico è sicuramente un impegno che Alessia sente ampiamente ripagato:

” Non nascondo che i sacrifici siamo molti, dal rinunciare al tempo libero con gli amici e la famiglia durante il week-end, all’usare quei cinque minuti che avresti destinato al riposo per portarti avanti con lo studio, per essere puntuale agli allenamenti. Tutto questo mi è tornato utile in primis nella vita quotidiana. Ho imparato ha organizzarmi, a perseguire i miei obiettivi, a non risparmiarmi in campo così come nella vita”.

Per Alessia il rugby è quindi supporto, amicizia, voglia di mettersi in gioco ma se le chiediamo quale sia la cosa più importante che lei porta in squadra, sorride di gusto e afferma:

” Le torte di mia madre, la partita non è finita senza!” Poi con fermezza:” La gentilezza, la caparbietà e la disponibilità”.
Se dovessi rappresentare la mia esperienza rugbistica in un fumetto, vorrei creare un personaggio sorridente, carismatico e grintoso. Talmente coinvolgente da non poter fare a meno di avvicinarsi al rugby, perché penso che sia un’esperienza utile sin da bambini, per imparare ad ascoltare, ad ascoltarsi, a trovare la propria disciplina divertendosi a giocare con altri”.