Piccoli giocatori, grandi persone.

“Che senso ha giocare a rugby, se non vuoi farlo?”

Vittoria ha otto anni e le idee molto chiare. La sua passione per la palla ovale è nata sulla spiaggia dove i genitori l’avevano portata a vedere giocare a beach rugby, quando aveva poco più di cinque anni.

“È importante avere la voglia di giocare, altrimenti manca l’impegno e si gioca male. Io ho scelto il rugby. Ho provato diversi sport, gli allenamenti magari li facevo con gli altri, ma in gara ero da sola. Poi ho visto il rugby e ho voluto provare”.

Il tempo vola e ragionandoci bene Vittoria realizza che sono trascorsi quasi tre anni dal giorno in cui ha scelto:

” Una domenica ero pronta per la mia gara di equitazione, ma quel giorno c’era anche la partita di rugby. Ero in macchina con mia mamma ed eravamo quasi arrivate alla gara, quando ho capito che io volevo essere al campo con la squadra. Così mi sono fatta portare a giocare la partita anche se era tardi e mi sono divertita. La mamma aveva messo in macchina anche la borsa per il rugby, lei se lo sentiva!”

Con la creatività che contraddistingue i bambini Vittoria si immagina di raccontare così il Rugby alle sue amiche:

” Il rugby è un gioco un po’ violento, se pensi che ti devono placcare può succedere che ci si faccia male. Bisogna stare concentrati e non scherzare. Ma non è uno sport solo per maschi. Provate a immaginare una bambina (che non sono io) con i capelli lunghi, sempre ben pettinati, ma che è una persona che si vanta, che vuole essere sempre la più brava e vincere ad ogni costo. Il suo carattere la rende antipatica e gli altri la isolano. Ma lei non si rende conto di essere da sola. Poi inizia a giocare a rugby e allora capisce. Chiede scusa a tutti i suoi amici, ad aiutarli e non fare tutto da sola e quella bambina adesso è felice”. “Il rugby mi regala amici – continua Vittoria – fiducia, allegria. Mi piace giocare con i miei amici e adesso non mi importa più essere l’unica femmina, la cosa più importane è la squadra, il pensare come una squadra, aiutarsi. A meta non si va da soli, la palla va passata per avanzare e non bisogna pensare solo a sé stessi. All’inizio è successo che mi prendessero in giro, pensavo fosse perché ero piccolina e non sapevo giocare bene. Allora mi sono impegnata, fino a quando non ho fatto capire che possono fidarsi di me, anche se sono una femmina”.

Sorride divertita Vittoria.

“L’unica cosa che conta veramente è l’impegno. Non importa vincere o perdere, ma giocare meglio che puoi. Un po’ di tempo fa, ho avuto un periodo in cui ero triste e non giocavo bene, ma i miei compagni l’hanno capito e mi hanno aiutata, io voglio bene alla mia squadra”.

Con piglio deciso e dolce Vittoria afferma:

” Se vuoi fare qualcosa che ti piace veramente, come per me giocare a rugby, fallo impegnandoti, meglio che puoi, senza dare importanza a chi ti prende in giro o ti dice che non sei abbastanza bravo”.