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  AIR - Associazione Italiana Rugbysti  

Crediamo nei rugbysti che parlano poco, nei rugbysti che non si agitano, nei rugbysti che si rodono dentro e soffrono, in coloro che, dopo una partita al freddo e al gelo, sotto una gelida pioggia in un campo fangoso tra pochi sparuti spettatori, alla fine salutano con un gesto stanco, come da una lontananza di secoli.

Crediamo nei rugbysti che piangono nella vittoria e nella sconfitta, in coloro che una volta “rotti” pensano subito a recuperare, in coloro che malandati ci sono in campo per se stessi, per i loro compagni, per l’onore di portare la maglia che indossano, in coloro, e sono la maggioranza, che giocano in campi impraticabili davanti a quattro gatti e con le scarpe scompagnate, in coloro che si allenano alla penombra, in un lato di campo rubato al calcio, in coloro che non hanno il tensoplast, i cerotti, le bende, in coloro che leggono i giornali sportivi partendo dall’ultima pagina e, a ritroso, cercano il trafiletto “rugby”.

Crediamo nel coraggio, nella gioia e nell’allegria di chi gioca a questo sport divertendosi a qualunque età, di chi beve birra e anche di notte sogna l’ovale ed il rugby, uno sport duro e leale per rugbysti che, a qualsiasi ambiente appartengano, si riconoscono, si stimano ed instaurano veritieri legami di amicizia che durano una vita intera, proprio per i contenuti di questo sport che è diverso da tutti gli altri non solo nelle regole ma, soprattutto, nello spirito, nei valori morali ed etico-educativi.

Crediamo in tutta questa gente che ha bisogno di essere conosciuta ed amata in ciò che tace, nelle parole che nutre nel cuore e non dice, nella dolcezza del viso dei bambini e nell’asprezza di qualche rude tratto maschile, nel volto segnato di qualche vecchio giocatore e nel rossore delle guance di una donna rugbysta, nella babele di dialetti dei tanti tornei primaverili al sole ed al calore dell’amicizia fraterna del dopo partita e del terzo tempo.

UN PO DI STORIA

 

Era il primo novembre del 1823. Un tipico pomeriggio invernale nella cittadina di rugby, nel Warwickshire.Il cielo era grigio,la luce fioca e i ragazzi della Public School erano pronti a darsi battaglia in una delle tante sfide interclasse di Big Side ( cosi chiamavano il football in questa zona). Mentre se le davano di santa ragione in una delle frequentissime mischie,tipiche di ogni partita che si rispetti,un ragazzo di 16 anni restava in disparte. Lui non era portato per i giochi di squadra. Dopo 7 anni ancora non era riuscito ad integrarsi con i ragazzi della sua città. Orfano originario de Manchester,si trasferì con la madre all'età di 6 anni,subito dopo la morte del padre,ucciso in una battaglia di Albuera. Entrò nella scuola nel 1816. Non era benestante e questo,aggiunto al suo status di immigrato,non lo rendeva molto popolare tra i figli di papà della Public School di Rugby. Ma sopratutto, William Webb Ellis non digeriva per niente le imposizioni e le regole.In quel momento,perso nei suoi pensieri,quel ammasso di cuoio informe gli corse contro,rimbalzando spasmodicamente. Una luce, un lampo negli occhi,Un lampo di sfida,verso quei ragazzi boriosi e pieni di sé,con le loro regole precise e fatte su misura: "Chissenefrega!",pensò William. Afferrò la palla e corse senza mai voltarsi,il pallone sempre stretto al petto,finche non arrivò sulla linea di marcatura. Lì deposito finalmente la palla a terra tra lo stupore ed il risentimento generale. Questa in linea di massima,è la storia che si sente raccontare quando si vuole sapere l'origine del Rugby. Una favola bella,fatta di libertà e ribellione,ma purtroppo probabilmente assai distante dalla verità.Oggi, nel College di Rugby troneggia la statua di Ellis,con una lastra commemorativa che recita:"this stone commemorates the exploit of William Webb Ellis who whith a fine disregard for the rules of football as played in his time fist took the ball in his arms and ran with it thus originating the distinctive feature of the rugby game a.d.1823.

                                             Lo sport dei bambini

Rotolarsi nel fango correre,rincorrere, saltare,spingersi. Attività che tutti i bambini si divertono un mondo a fare. Tutte attività,però,che fanno urlare le mamme di ogni Paese e per questo motivo bandite. Tranne che sui campi da rugby. Già questo basterebbe secondo  noi ad insegnare il rugby ai bambini. Ma non è l'unico motivo per cui  l'educazione rugbistica sarebbe auspicabile. Insieme a questo divertimento il rugby fa vivere nella pratica ciò che in tanti sport si vive solo in teoria:lealtà,rispetto educazione,tolleranza e cooperazione. Un ragazzino cresciuto con il rugby saprà davvero cosa significa ottenere dei risultati con il proprio impegno. Nessun allenatore gli dirà mai di simulare un fallo in un campo o di cadere al minimo contatto, perche chi va giù lascia i suoi compagni con un giocatore in meno a fronteggiare gli avversari. Imparerà così lealtà e profondo rispetto delle regole. Imparerà che il risultato è lo sforzo di tutta una squadra e quindi a cooperare,ad aiutare il compagno. Proprio per questo rifuggirà ogni  forma di protagonismo,fuori luogo in uno sport  di squadra degno di questo nome. Lascerà ai compagni di altri sport il vezzo di comparire,di esibire la propria fede o di preferire una sceneggiata  a un'esultanza spontanea. Imparerà poi che i risultati costano fatica e per questo apprezzerà anche l'avversario,riconoscendosi in lui. E capirà presto la  cosa più elementare del mondo: è un gioco e al di là del risultato conta divertirsi.Non è un caso se la tanto ammirata cultura sportiva anglosassoni si sia formata proprio sui campi da rugby.

IL RUGBY 

Alto circa 1mt 90 cm  del peso di 120 kg. Beve 3 litri di birra al giorno, si è rotto almeno 15 volte qualche osso, ha circa 50 punti di sutura sparsi per tutto il corpo. Cattivo, senza paura, che se non trova posto per la sua auto ne sposta una con la mano destra, mentre con la sinistra regge il boccale. Questo nell'immaginario è il giocatore di rugby.

1) quello che veste la maglietta diversa dalla vostra è avversario, non nemico.

2) la tua squadra è la tua famiglia

3) i tuoi compagni di squadra si sacrificheranno per te, tu non far di meno.

4) non si commentano l'arbitro e le sue scelte, mai

5) non prendere appuntamento dopo la partita: c'è il terzo tempo!

6) l' avversario và sempre rispettato.

7) non negare mai un' applauso a un bel gesto tecnico o sportivo.Non è la maglia che conta in questo caso, ma lo spirito di gioco.

8) giocatore di rugby lo sarai per tutta la vita.

9) il fisico non conta, coraggio carattere e sacrifico conta nel rugby.

10) il gioco del rugby è uno sport di contattato, no di violenza.

                              impara queste regole e rispettale

 
     
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
       
             
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